...ma io sono fiera del mio sognare di questo eterno mio incespicare e rido in faccia a quello che cerchi e che mai avrai. (F. Guccini - 4 stracci)
Passato presente futuro
Io fui. Ma quel che fui più non ricordo:
polvere a strati, veli, mi camuffano
questi quaranta volti disuguali,
logorati da tempo e mareggiate.
Io sono. E quel che sono è così poco:
rana fuor dello stagno che saltò,
e nel salto, alto quanto più si può,
l’aria di un altro mondo la schiattò.
C’è da vedere, se c’è, quel che sarò:
un viso ricomposto innanzi fine,
un canto di batraci, pure roco,
una vita che scorre bene o male.
Josè Saramago
Onisco
)
Talvolta alzo un vaso da terra:
un creato d’insetti
un fuggi-fuggi di umidi corpi
si scontra
cercando una copertura
dal troppo cielo
da tutto quello spazio luminoso.
Passano svelti tra le fessure delle zolle
si chetano al riparo dall’estinzione
in uno spazio che forma le loro vite.
Non, rien de rienNon ! Rien de rien ...
Non ! Je ne regrette rien...
C'est payé, balayé, oublié
Je me fous du passé!
Avec mes souvenirs
J'ai allumé le feu
Mes chagrins, mes plaisirs
Je n'ai plus besoin d'eux !
Balayés les amours
Et tous leurs trémolos
Balayés pour toujours
Je repars à zéro ...
Non ! Rien de rien ...
Non ! Je ne regrette nen ...
Ni le bien, qu'on m'a fait
Ni le mal, tout ça m'est bien égal !
Non ! Rien de rien ...
Non ! Je ne regrette rien ...
Car ma vie, car mes joies
Aujourd'hui, ça commence avec toi !

Sarà la meraviglia inflitta a questa valle
dal bosco di faggi, dallo scoiattolo
impaurito tra le travi.
Il mio cuore è segnato da impronte di tasso,
dai caprioli riuniti attorno ad un pruno.
Solletico l’esistenza
con spighe selvatiche, togliendomi
il dubbio di un dio creatore.
Sarà l’orlo irregolare di due foglie
o il lento passaggio tra gli ulivi a sollevarmi
da ogni caduta, a distanziare
la zolla grassa dall’angolo di pietra.
foto di Outrage

Origami
Sono già dove l’inverno mi vuole?
Nelle ceste c’è poca legna
le piene tende dell’estate
si sono appesantite come pagine bagnate.
Mi resta il rosa di un ventaglio giapponese
fatto di geishe e di lanterne accese.
Piego carta di riso, ne faccio piccoli origami
fragili amuleti che poi ripongo
tra marmellata e frutta sciroppata;
dicembre mi ha già sorpreso.

I
Non era acqua in fondo alla valle
era vento,
era la mano ombrosa della notte
che spingeva le schiene
verso la riva, verso una nuova estate.
Tu, con quel tuo cuore alla menta
e quel cammino colorato
hai riordinato le parole, indicato l’alba
scoperto nuove traiettorie
mentre lavavi i segni della notte.
II
Nella casa ho imparato
a misurare i margini
a spiare dalle fessure il noce
e salire le scale al buio.
Basta così poco, vedi
ogni passo richiede uno spazio
ogni muro una mano
luglio, un grappolo d’uva acerba
poggiata sul gradino della soglia.
Domani uscirà la prima pubblicazione del mio amico Sal:
sono lusingata di ospitarlo in questo momento così emozionante. Mi piace definirlo poeta di quotidiani emozioni; ogni angolo della sua città ed ogni sguardo o gesto istintivo e naturale della gente viene tramutato da Salvatore in lirica apparentemente semplice nello svolgersi , ma di alto spessore intuitivo ed emotivo.
Sul sito LIETOCOLLE troverete le indicazioni per ordinarlo. Buona lettura